lunedì 20 febbraio 2017

I sentieri e i percorsi di Monte Pellegrino

Un monte ostile ma anche un rifugio sicuro. La storia di Monte Pellegrino è fatta di apparenti contraddizioni. La conformazione e la morfologia di questo massiccio ha impedito una facile ascesa alla parte più alta del promontorio. Ma allo stesso tempo, grazie agli altipiani e alle tantissime grotte presenti, è stato per alcuni un rifugio sicuro. In tanti hanno cercato vie d'accesso "praticabili", perché in fondo questo monte attira a sé. Chiama pellegrini, sportivi, curiosi... e chiunque in qualche modo avverta scorrere una forza particolare tra le rocce. Monte Pellegrino regala a tutti spazi e vedute che lasciano senza parole e senza fiato. Siamo dentro ad un centro abitato ma allo stesso tempo, percorrendo alcuni sentieri, è come se venissimo sbalzati indietro nel tempo. Quattro i sentieri più noti:

lunedì 13 febbraio 2017

Gli ex voto e l'ancora di Santa Rosalia

Sulla nostra pagina Facebook ho ricevuto diversi messaggi. In passato anche da parte di alcuni emigrati che si trovano negli Stati Uniti. Quello che emerge è che il legame con la Sicilia - nonostante gli anni - è molto forte, anche per quelle generazioni che sono nate in America ma possono vantare origini siciliane. E Santa Rosalia e il suo Santuario costituiscono un forte punto di riferimento. Per dare seguito ad una richiesta in particolare, la scorsa settimana di buon mattino sono stato al Santuario. E ho deciso di raccogliere alcuni elementi e alcune storie. Oggi, nello specifico, vi parlo di ex voto. Il culto della Santuzza risale al Seicento. Nei secoli sono stati migliaia i fedeli che a Santa Rosalia hanno reso omaggio e rivolto preghiere. Una delle testimonianze più chiare di questo culto sono gli "ex voto". Si tratta di oggetti di varia natura depositati all'interno della grotta - ma non solo - frutto di una promessa. L'espressione "ex voto" viene, infatti, dal latino: un adagio recitava "ex voto suscepto", "secondo la promessa fatta". Uno degli oggetti più imponenti all'interno della grotta è un'ancora. 

martedì 7 febbraio 2017

Postazioni militari su Monte Pellegrino

Il tutto è nato da un sogno. Poche immagini, suggestive. E il risveglio improvviso nelle mattinate. Era metà agosto. Ricordo che nel sogno mi trovavo proprio nell'area del Belvedere su Monte Pellegrino e c'era un luogo che attirava la mia attenzione. Vedevo una casa, un tetto e il movimento di persone. Buona parte dei sogni è legata al nostro vissuto. Monte Pellegrino è un luogo a me molto caro e quindi qualche collegamento poteva esserci... Ma perché quel sogno? Incuriosito dalle immagini che avevo memorizzato durante il sonno delle mattinate, mi sono velocemente vestito e sono andato su in cima. Non vi nascondo che un brivido mi è corso lungo la schiena quando ho visto qualcosa di simile a quanto sognato. Non potevo andare senza testimoni. Anche perché - detto fra noi - questa cosa mi inquietava un tantino. Ho chiamato quindi il mio compagno di disavventure, Adriano, e abbiamo così iniziato il nostro percorso. Siamo nella zona di Pizzo Volo d’Aquila, a pochi chilometri dall’area del belvedere e sotto, praticamente, il costone dove sono piazzate le antenne e i ripetitori tv. Percorrendo per circa dieci minuti il sentiero che conduce a questo piccolo altipiano si scorgono, ben mimetizzate tra alberi e roveti, delle strutture in cemento armato. Sono di forma circolare, dotate di un ingresso con scivolo e quattro loculi. Al centro si trova un sistema di perni, anch’essi disposti a giro. Ecco il video realizzato allora a Monte Pellegrino.

Rosalia e il suo Santuario su Monte Pellegrino

Le informazioni su Santa Rosalia non sono ben definite. Alcune fonti sono imprecise altre ancora fanno i conti con chiare contraddizioni che ne sminuiscono l’autorevolezza.  Santa Rosalia sarebbe vissuta a Palermo tra il 1130 ed il 1170. A quei tempi governava il Regno di Sicilia Guglielmo I detto il “Malo”. Quel periodo fu politicamente tormentato. In compenso dal punto di vista economico, culturale e artistico quegli anni segnarono momenti di grande splendore e fermento. Nessuna notizia si ha sulla famiglia della Santa – si legge nel sito della diocesi di Palermo – ad eccezione della iscrizione scolpita in una grotta della in cui lei stessa si dice figlia di Sinibaldi, signore della Quisquina e delle Rose, iscrizione rinvenuta nel 1624 da due muratori e da molti ritenuta “un falso”. Il Caetani, raccogliendo una tradizione orale, ci dice che ella venne a Palermo al seguito, come ancella, della regina Margherita moglie di Gugliemo I detto il Malo. Molto probabilmente abitò in una casa della borgata dell’Olivella vicino alla prima Chiesa a Lei dedicata.
Abbandonò le umane comodità per una vita da eremita fatta di contemplazione e di solitudine. La legenda, raccolta anche nel canto popolare di esaltazione della Santa “u Trinfu”, narra che la scelta dell’eremitaggio Le fu richiesta proprio dal Cristo, apparsole dentro lo specchio mentre ella si preparava per la cerimonia di nozze che dovevano legarla al nobile Baldovino, che La aveva avuta promessa in moglie dal Re cui aveva salvato la vita. Molto probabilmente S. Rosalia fu monaca basiliana come la raffigura un’antica pala d’altare del XIII sec. 

lunedì 6 febbraio 2017

La cappella dimenticata di Monte Pellegrino


Cappella in zona CroceArrivati sul piazzale antistante il Santuario, troverete alla vostra destra una strada in salita. Si tratta del percorso ultimo dell'acchianata. Ma anche della rampa che prosegue verso la parte più alta di Monte Pellegrino. Proseguendo, quindi,  lungo la strada che porta alle antenne e ai ripetitori (occhio all'eccessiva esposizione), c'è una zona davvero suggestiva. Ci si arriva in pochissimo tempo. Qui si trova una vecchissima cappella. Con l'amico Adriano abbiamo osservato a lungo questa struttura e ci siamo accorti di alcuni particolari. Casuali, sicuramente. Ma suggestivi. Specialmente per un monte che ha una storia incredibile in termini di sedimentazione delle culture e dei riti. Abbiamo realizzato un piccolo filmato che illustra il percorso e i particolari di questa "cappella dimenticata".

Monte Pellegrino in un video di metà Novecento

Monte Pellegrino lo scorso secolo ha visto una trasformazione notevole degli spazi. Quelle che ora sono zone alberate, un tempo vedevano solo rocce e terra. Un po come Monte Gallo o altri monti che si trovano in prossimità del mare. Girovagando in rete, ho trovato un video che mostra alcune zone di Monte Pellegrino. Brulle e davvero suggestive. Da questi meravigliosi fotogrammi è, infatti, possibile notare come la vegetazione del monte sia ancora poco predominante. Il paesaggio brullo ricorda molto quello che è possibile osservare sui rilievi che circondano Bellolampo. Da notare alcune costruzioni oggi scomparse. Di seguito trovi il video viene intitolato "Palermo Dal - Monte Pellegrini" ed è stato caricato Brian Fangman. Fotogrammi muti che scorrono e che fanno rivivere un'atmosfera davvero suggestiva.

Le divinità di Monte Pellegrino: Tanit

Tanit era la dea che deteneva il posto più importante a Cartagine e significativamente, per una città prettamente commerciale, la sua effigie compariva nella maggior parte delle monete della città punica. Era una delle consorti di Baal ed era venerata come dea protettrice della città e godeva di speciali favori e venerazione da parte dei cittadini di Cartagine e del suo impero.  Per i cartaginesi, Tanit,che nella vita terrena si pensa fosse stata Didone, era dea della fertilità, dell'amore e del piacere, associata alla buona fortuna, alla Luna e alle messi. Nella mitologia fenicia era simile ad Astarte, la dea madre. Nella religione greca, Tanit era paragonata ad Afrodite, ad Artemide ed a Demetra, dea delle messi e dei raccolti. Nella lingua egizia il nome di Tanit potrebbe essere letto come "Terra di Neith", e Neith era una divinità legata anche alla guerra. Questa divinità nacque dal sincretismo della civiltà fenicia con quella del nord-Africa e, con l'espandersi della cultura punica. La sua divinità si diffuse largamante nel Mediterraneo occidentale.

Le divinità di Monte Pellegrino: Astarte

Astarte (dal fenicio Ashtart [cfr assiro ishtartu = dea], greco Lstarth, latino Astarte) è una divinità fenicia comune a tutti i popoli semitici che successivamente è penetrata nel mondo greco-romano. Era la dea primigenia, la Terra Madre, progenitrice di tutti gli esseri viventi, signora di varie città (Tiro, Sidone, Biblo, Cartagine); In Sicilia il culto si diffuse a Erice, dove venne identificata con Venere Ericina, e su Monte Pellegrino. Il suo culto comprendeva anche la prostituzione sacra. Astarte era pure una divinità astrale. A lei viene dato l'epiteto "Regina del cielo". La "Stella" che porta la vita e la Luce del Popolo, così come lo furono Inanna/Ishtar, Iside e molte altre che condividono l'idea di una Grande Dea assoluta e primordiale. I riferimenti alla volta stellata stanno a significare che lei non è semplicemente una divinità tellurica e materna ma anche una divinità celeste, in possesso della conoscenza, del potere sovrano e amministratrice della giustizia.

La vegetazione di Monte Pellegrino

Al tempo dei re Borboni il Monte fu centro di caccia dei nobili, specialmente durante l’esilio a Palermo di Ferdinando IV di Borbone tra il 1798-1802. Il re abitava nella Palazzina Cinese e ciò rendeva più facile organizzare le battute di caccia alla volpe e al cinghiale. Sul monte infatti la fauna era abbondante: lepri, conigli, volpi, cinghiali, uccelli di vario genere compresi anche i rapaci. I boschi di pino marittimo e domestico, i lentischi, i cespugli di euforbie, i lecci, gli alberi di alloro, i ficodindia, alberi di mandorli e d’ulivi coprivano i fianchi del monte. Oggi le piante predominanti sono gli eucalipti che sono stati importati dall’Australia proprio per la loro capacità di assorbire l’acqua dal terreno. Nelle zone rocciose si trovano ancora i ficodindia, i lentischi, le euforbie, l’erica lo gnidio (olivella), lo sparzio villoso, simile alla ginestra ma spinosa. Si trovano anche cespugli di cisto femmina con fiori simili a roselline bianche aperte, il timo aromatico, il ranuncolo dai fiori lucenti gialli con otto petali; il camedrio dai fiori azzurro-lilla e dalle foglie bianco-feltrose, l’ailanto, albero dalle foglie verde scuro e dalle bacche rossastre che si trova lungo le strade.

Le influenze iniziatiche di Monte Pellegrino

"[...] il mito fa risalire a Saturno la fondazione del "castello di Cronio" alle pendici del Monte; dunque, secondo la leggenda, questa montagna avrebbe addirittura origini divine. È certo, peraltro, che nel periodo precristiano proprio il Monte Pellegrino era considerato un luogo dal forte significato spirituale, rappresentando per tutti una vera e propria montagna sacra. L'idea della sacralità del Pellegrino sarebbe stata particolarmente radicata tra gli abitanti delle comunità che risiedevano nella cosiddetta "Conca d'oro" (la pianura di Palermo), tanto che in epoca punica, all'interno di una grotta situata quasi sulla vetta del Monte venne costruito un altare, dedicato a divinità femminili della fertilità. E non pare un caso che proprio la grotta nella quale venne realizzata questa edicola punica, molti secoli dopo sia diventata il principale luogo di culto del popolo palermitano: quello dedicato alla "Santuzza", Rosalia Sinibaldi, la nobile palermitana vissuta nel XII secolo e dichiarata Santa nel 1629: trasposizione in chiave cristiana della dea dei tempi precedenti.

Il gorgo di Santa Rosalia

Percorrendo a piedi la Valle del Porco (l'accesso si trova sul versante ovest del Monte), che collega la Real Tenuta della Favorita con il Santuario,  si incontra  il Gorgo di Santa Rosalia. Si tratta di un piccolo specchio d’acqua temporaneo. La grotta di Santa Rosalia è stata fin dall’antichità nota per la presenza d’acqua. Questa si raccoglie dentro una grande falda acquifera che viene condotta sino al cosiddetto Gorgo. Questo specchio d'acqua artificiale è oggi circondato da un boschetto di eucalipti, impiantati al posto dei pini e di altre piante originarie, andate distrutte dagli incendi e dal disboscamento. Il gorgo di Santa Rosalia è noto agli ecologi e ai limnologi di tutto il mondo per una scoperta che risale agli anni Cinquanta. Un famoso scienziato americano, G. E. Hutchinson, mentre era a Palermo, si recò in visita al Santuario di Santa Rosalia e rimase stupefatto del ritrovamento di due specie di insetti acquatici in apparente violazione del principio di esclusione competitiva. La scoperta lo condusse a rivedere le sue idee sulla diversità e a riflettere sul perché in questo stagno, ed in generale in un ecosistema, fossero presenti due specie, piuttosto che una oppure venti. 

L'origine del nome Monte Pellegrino

Molti si sono occupati nel corso degli anni dell'origine etimologica di Montepellegrino. Alcuni siti tracciano brevemente i percorsi effettuati dai principali studiosi. Si va da Giordano Cascino  con la sua “De Sancta Rosalia Vergine palermitana” (1651) a Vito Amico nella sua opera “Lexicon topografico Siculum” (1757). Del nome del monte se ne è occupato anche il Marchese di Villabianca nelle  “Memorie storiche” (1750) e l’Abate Scinà nella “Topolografica di Palermo” (1818).  La maggior parte degli studiosi concorda nell'identificare il monte Erkte descritto da Polibio durante la narrazione delle guerre puniche con il Montepellegrino. "Amilcare Barca con l'armata cartaginese si portò nel territorio palermitano ed occupò il luogo detto Epierkta, il quale giace fra Erice e Palermo (...) a guardia della città di Palermo". Epiercta, in lingua greca, significa “sul castello, luogo chiuso o munito, dal quale si possono tenere lontani i nemici” (Cluverio). I greci lo chiamarono Heirkte per via delle pareti rocciose particolarmente ripide. Ai romani, giunti successivamente a Palermo,  questo monte fu avverso e inaccessibile: il nome fu così convertito da Heirkte a "Peregrinus", ovvero ostile (“peregrinus”, nel latino classico, significava non solo lo straniero, ma anche il nemico). 

Geologia, le origini di Monte Pellegrino

Il monte, alto 609 metri sul livello del mare, è geologicamente omogeneo. E', infatti, costituito principalmente da rocce carbonatiche. Si tratta di rocce sedimentarie, con prevalenza di calcari, formate da carbonati di calcio e di magnesio. Il fenomeno principale cui è soggetto il monte è il carsismo. In pratica le acque piovane non scorrono in superficie ma filtrano in numerosi anfratti per poi riapparire come sorgenti. Il contatto tra l’acqua e alcuni tipi di rocce di origine organica (soprattutto calcari formate da gusci di organismi marini morti milioni di anni fa) fa sì che il liquido si comporti con le stesse rocce come se fosse un acido. Il carsismo è quindi una delle cause delle numerose grotte che sono presenti a Monte Pellegrino. Delle 134 sinora censite alcune sarebbero anche di origine marina. Il monte è stato definito da più parti un vero e proprio museo paleontologico all'aperto: ci sono importanti siti fossiliferi a partire dal periodo Cretaceo.

Il viaggio parte da qui

Goethe lo ha definito "il più bel promontorio del mondo". A Monte Pellegrino sono legate storie di amore e di morte, racconti che si muovono agilmente tra il sacro e il profano come i tornanti che velocemente conducono sino in cima. Nel corso dei secoli non tutto è stato però tramandato fedelmente. Alcuni passaggi della storia del monte hanno subito tagli e censure, altri hanno accolto fantasiose aggiunzioni. Un po' per necessità, un po', forse, per preservare quell'aura di mistero che sino ad oggi avvolge questo sacro monte. Pochi palermitani conoscono bene il promontorio e ancora meno sono in grado di esporre verbalmente le origini e le tribolate vicissitudini. In questo spazio web cercherò di scavare e riportare alla luce, grazie alla collaborazione di amici e persone a me care, storie, miti e itinerari legati al monte. Ho scelto la formula del blog per arricchire attraverso lo strumento dei commenti il nostro lavoro. Nella speranza che l'ascesa al monte ci sollevi dall'agonia di una città dimentica di sè, vi auguro buona lettura.
Giovanni Villino
The Reasons of a new Beginning
Goethe called it "the most beautiful promontory in the world." To Monte Pellegrino are related stories of love and death, stories that move easily between the sacred and the profane as the switchbacks that lead quickly to the top. Over the centuries, however, not everything has been faithfully handed down. Some passages in the history of the mountain have been cut and complaints, others have accepted fanciful additions. A little out of necessity, a bit, perhaps, to preserve that aura of mystery that surrounds so far this holy mountain. Few citizens of Palermo are familiar with the cape and even fewer are able to express verbally the origins and  the troubled vicissitudes. This web site will try to dig up and bring to light, thanks to the collaboration of friends and people close to me, stories, myths and itineraries related to the mountain. I opted for a blog to enrich through the instrument of the comments on our work. In the hope that the ascent of the mountain lift us from the agony of a city forgetting itself, I wish you good reading.
Giovanni Villino